
martedì 4 ottobre 2011
martedì 10 maggio 2011
BIENNALE DI VENEZIA 2011
Marco Bertozzi alla Biennale di Venezia 2011
Padiglione Italia /Accademia
Tese di San Cristoforo all'Arsenale n. 92-93-94
04 /06 - 31 /10 2011
lunedì 2 maggio 2011
lunedì 11 ottobre 2010
lunedì 16 agosto 2010
sabato 10 aprile 2010
MY FIRST PERSONAL
dal 21 aprile al 31 maggio
Inaugurazione mercoledì 21 aprile dalle 19 alle 23
GIOCHI DI SGUARDI
La ripetizione regolare e ossessiva di un segno. Una figura geometrica, il quadrato da cui tutto ha inizio, che nel farsi modulo rinuncia ad ogni lacerto di significato autonomo. Significare nell’insieme e fuori da questo, col fascino dismesso di una realizzazione di sola grafite. E’ questa l’operazione messa in atto da Marco Bertozzi, che trova nell’iride un ideale referente naturale.
Ritmiche e regolari scansioni nello spazio. Un gioco per toccare e pensare con gli occhi l’”altro” del muro, quello che c’è intorno e in superficie, più della sua solidità.
La sfuggevole soglia del qui e ora trova vita e visibilità nell’opera. I monocromi estetizzano l’imbarazzante terra di mezzo fra soggetto e oggetto, dove la rapida conoscibilità contemporanea tarda sempre ad affrettarsi. Per inserire lì il proprio intervento l’artista avvicina lo spazio di lavoro con circospezione, usa il metodo che più sente proprio, distende lo sguardo con le grucce della geometria. La stessa che per secoli ha reso i pittori capaci di rappresentare l’altrove e che adesso sostiene l’approccio diretto con il presente.
Eppur non ci si può attaccare ad un metodo come un ubriaco a un lampione: l’atto creativo - anche nella caducità di un wall drawing per una galleria - è il frutto delle interazioni e della conoscenza reciproca. Dieci giorni perché le progettualità dell’artista potessero tendersi e i muri accettare le “Iridi”, cosicché ognuna di queste, come in natura, si facesse unica e irripetibile. E’ proprio in questo rispettoso gioco delle parti, che non coincide solo con il tempo concesso, che Bertozzi si diversifica dalle ricerche storiche sulle strutture primarie, dove spesso il contrapporsi con l’ambiente era conseguenza dell’inevitabile necessità di relazionarsi con il proprio ospitante e trovava così “naturale” conclusione nell’invasione delle caratteristiche dello spazio; puntualmente surclassate dagli esiti, sia pur minimali, della creazione.
L’opera di Bertozzi è invece influenzata a tal punto dai feedback restituiti dal muro e dalla materia, che fonda su essi l’unicità del lavoro nonché il senso della sua esistenza. Ecco che, in linea con i più bravi artisti della sua generazione, ha capito che mezzi e spazi non sono solo i supporti di una creazione che arriva da altrove, ma influiscono sul lavoro fino a esserne conditio sine qua non. L’espressione, nell’epoca dell’hacking, si gioca così la partita sul piano dell’adattamento.
Iridi infine. Queste sono per l’artista qualcosa che per noi fruitori non potrà mai essere. Delle sensazioni che lui ha provato non ci interessa di sapere (per ora). Sono nuovi i giochi di sguardi a cui possiamo partecipare col nostro movimento e con la nostra psicologia. Il monocolo e il binocolo hanno adesso vita propria, difficile dire se le palpebre siano chiuse, se guardino al loro giaciglio invitando chi gli è davanti a fare lo stesso, con loro o magari attraverso di loro (in orizzontalità). O se invece chi è venuto per osservare finisce con l’essere osservato.
Gabriele Tosi
Wall drawing in galleria. Per osservare e per essere osservati da tre grandi “occhi”. Lo sguardo come punto di arrivo e di partenza. L’autore? Un tessile...
pubblicato su exibart.com mercoledì 12 maggio 2010
Quei disegni in rilievo, nati dal cartoncino intagliato e rialzato, sono ispirati al ritmo musicale di un frequentatore di discoteche, alla vibrazione fisica che la musica elettronica produce. Armoniose sequenze, sullo spazio dai colori pastello appena accennati, in una modularità che accompagna, ripete l’idea e crea un quadro come le note di uno spartito. Così i suoi lavori precedenti, alcuni visibili in occasione di questa nuova mostra, raccontano il significato che i sensi hanno nella dimensione creativa di Marco Bertozzi (Sorengo, Canton Ticino, 1982; vive a Lugano).
L’artista svizzero, che ha lavorato con Sol LeWitt per la realizzazione di wall drawing e da cui attinge il motivo ispiratore della sua poetica, si presenta al pubblico con opere diverse all’apparire, ma non nella loro originaria concezione. L’arché, il principio da cui prende forma il wall drawing di questo giovane artista è qualcosa che poggia sull’idea di un flusso continuo. Sull’immagine evocatrice di un passaggio, una sorta di mandala, di strumento di ri-generazione: il cerchio, come messaggio di eterne potenzialità, assume qui la connotazione dell’occhio, di iridi molteplici.
l limite di questo “mandala” è quello di essere monocromatico, ma la scelta della grafite è la dimensione necessaria per una nuova creazione. Il limite è quello dell’effimero ma, anche in questo caso, il fine di un wall drawing è proprio questo: non “essere” nel tempo, nell’ottica del divenire incessante di tutte le cose. Il limite (e la sua forza) è quello di far scaturire la domanda: siamo qui per guardare o per essere guardati.? Sono occhi per guardare lontano o per guardare dentro di sé? Per cercare una meta? Ciò che voleva, magari, un moderno tessitore di immagini è proprio questo: consegnare all’arte il compito di indagare. Incessantemente.
mercoledì 27 gennaio 2010
NURI


Marco Bertozzi è nato a Sorengo (CH) il 17 agosto 1982. Nel 2001 consegue la maturità – indirizzo artistico con l’allegato attestato federale di capacità professionale come creatore tessile presso il CSIA di Lugano. Nel 2002 si trasferisce a Bologna e per i successivi cinque anni frequenta l’Accademia di Belle Arti. Durante questo periodo avvengono le prime esperienze espositive e unitamente a esse nascono delle collaborazioni professionali con artisti di primo piano come Sol Le Witt; per il quale partecipa alla realizzazione di alcuni Wall drawings presso la galleria Studio G7 di Bologna, sotto la guida e la supervisione di Anthony Sansotta; storico assistente di Le Witt.
Durante gli anni bolognesi, la curiosità professionale di Bertozzi verte verso aree diverse del mondo dell’arte quali la scenografia e la didattica museale. Interesse, quest’ultimo, che lo porta a frequentare un tirocinio presso il Dipartimento Didattico della Galleria d’Arte Moderna di Bologna.
Nel 2007, terminati gli studi accademici, ritorna in Ticino dove lavora e vive tutt’ora.
20 Maggio/ 15 Settembre 2006; “Rubik ³” presso
04/ 15 Luglio 2007; “Printfotolab” presso
22/ 28 Luglio 2007; selezione nazionale per il concorso “L’arte di non discriminare”. Organizzazione curata da ARCI Nazionale all’interno del tredicesimo meeting internazionale antirazzista svoltosi a Cecina/ Livorno.
18/ 22 Ottobre 2007; Partecipazione al Premio Aletti in occasione di ArtVerona; l’opera è stata esposta presso lo stand della Galleria Studio G7 di Bologna.
04 Giugno/ 26 Luglio 2009; “GeneratiON’80 - otto opere di otto artisti nati negli anni ’80 –“, Venezia, Galleria MOdenArte. Curatori: Niccolò Bonechi e Gabriele Tosi.
06 Giugno/ 04 Luglio 2009; “GeneratiON’80 - otto opere di otto artisti nati negli anni ’80 –“, Pistoia, Atrio del Tribunale. Curatori: Niccolò Bonechi e Gabriele Tosi.
13 Giugno/ 04 Luglio 2009, “PLAYGROUD”, presso lo spazio espositivo artelier., Lugano (CH). Presente tra gli artisti in mostra e come curatore del progetto.
04 /12 Dicembre 2009; "ANOTHER GAP IN THE WALL", presso lo spazio espositivo indipendente GUM STUDIO di Carrara. Curattrice: Gaia Pasi.
21 Aprile/ 31 Maggio 2010; "IRIDE", mostra personale presso la Galleria Studio G7 di Ginevra Grigolo, Bologna. A cura di Gabriele Tosi.
domenica 27 dicembre 2009
martedì 15 dicembre 2009
ANOTHER GAP IN THE WALL @ GUM STUDIO
GUM STUDIO
Via Apuana, 3 – Carrara (MS)
Tel: (+39) 340 7702569 / (+39) 346 9437211
Email: studiogum@gmail.com
ANOTHER GAP IN THE WALL
a cura di Gaia Pasi
Mostra bipersonale d’arte contemporanea degli artisti: Francesco Di Tillo e Marco Bertozzi
Opening: 4 dicembre ore 21:00
Finissage: 13 dicembre 2009
Periodo: 4 –13 dicembre 2009, CARRARA (MS) Via Apuana n. 3
Orari: giovedì/domenica h18:00/20:00, lunedì/mercoledì su appuntamento (3407702569 / 3273212933)
GUM STUDIO riapre il 4 dicembre con la mostra ANOTHER GAP IN THE WALL, bipersonale degli artisti Francesco di Tillo (1983) e Marco Bertozzi (1982) a cura di Gaia Pasi.
Gum Studio inaugurato a Carrara nel gennaio 2009 è uno spazio attivo nei circuiti underground (dalle accademie, alle scuole di formazione artistica, ai premi più e meno ufficiali), dove i Gum’s curators invitati di volta in volta a creare degli eventi, ricercano artisti e lavori d’arte visiva che manifestino una linea di ricerca chiara ed interessante ma soprattutto sperimentale. Prerogativa di Gum Studio è la produzione e messa in luogo d’interventi site specific. La prima cosa a cui guarda l’opera specifica ossia fatta appositamente per il luogo, è la morfologia del luogo stesso, la preesistenza spaziale di soffitti, pareti, finestre, porte colonne archi mura e divisori di cui lo spazio si compone. In ordine a questo, Francesco di Tillo e Marco Bertozzi lavorano sul muro, il primo v’interviene “trapanandolo”, l’altro “coccolandolo” in punta di lapis per realizzarvi un wall drowing. Il muro in Another gap in the wall, è il punto di congiunzione degli interventi; entrambi, tentano in qualche modo, di ipotizzare un altra dimensione del muro, un Gap appunto che non si riferisce ad un foro materiale o al vuoto concettuale, ma che facendo forza sull’allusività di un intervento e l’illusorietà dell’altro, sottolinea una “mancanza", anela ad una "sospensione", ad una sorta di Stargategap e quindi ad un “varco”.
Letteralmente, il vocabolo Gap viene interpretato come una scala analitica di valori, in economia una specie di struttura, in senso lato e generale può significare anche errore. Lo Stargate è un passaggio che mette in comunicazione tra loro diverse dimensioni temporali: il futuro con il presente, il passato prossimo con la storia; Correva l’anno 1979 del mese XII del Signore quando i Pink Floyd diedero la luce a The Wall un disco che complice del successo del singolo portante “Another Brick in the wall”, appena uscito, entrò immediatamente a far parte della storia della musica. Qualche anno dopo band e disco furono consacrati dal regista Alan Parker (1944) nel film Pink Floyd The Wall una trasposizione cinematografica dell’album, che oltre a diventare il corrispettivo visivo ed ufficiale dei pezzi divenne un cult per tutti i fans della band. Ma se Roger Water (1943) - autore di quasi tutti i brani di The Wall - si chiude dietro ad un muro psicologico invalicabile, che, per proteggerlo dal mondo esterno lo soffoca inesorabilmente, trascinandolo nella follia-, Bertozzi con Senza Titolo (2009) intende impossessarsi di una determinata porzione architettonica del muro per mettere in relazione questo spazio fisico con l’idea grafica che si ha di essa: “ Ho cercato di saturare l’ “aria” di questa superficie per ridurla ai minimi termini e così facendo, giungere al “disegno” della superficie stessa; ossia: la sua concettualizzazione”. L’istallazione Around a specific images di Francesco di Tillo è composta da un trapano inserito all’interno di una parete e “inquadrato” in una superficie rettangolare monocroma color grigio chiaro. “L’idea dell’inquadratura fa riferimento all’immagine in sé, forse, un’immagine inespressiva, quasi grafica, a-sostanziale, ma pur visibile in tutta la sua presenza. Dal rettangolo grigio scende un “braccio” che allude ad una traccia elettrica. Da esso infatti si inserisce l’alimentazione del trapano che è così “generato” dall’immagine. Il trapano, impiantato all’interno dell’inquadratura grigia è in funzione, sospeso in aria e crea un disturbo visivo e sonoro". Si evidenzia così una contrapposizione tra l’immagine, (più che altro l’idea di un’immagine) - statica, asostanziale, rigida, inespressiva - e quella del trapano – oggetto che evoca “il costruire ”ma anche “il distruggere”, che richiama ad un’azione umana e quindi all’uomo.

































